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23 novembre 1980. Storia e memoria


Diario


4 maggio 2011

Novità e appuntamenti

Dal 7 al 21 maggio si svolgerà a Rimini la rassegna IO NON TREMO, organizzata da Ordine degli Ingegneri, Comune, Provincia, Regione Emilia Romagna e in collaborazione con diversi soggetti.  

Il 9 maggio, alle ore 21, ci sarà al Teatro degli Atti un incontro dal titolo UNA SCOSSA ALLA MEMORIA, durante il quale io parlerò di Non sembrava novembre quella sera





Il 27 maggio la Fondazione Volontariato e Partecipazione ha organizzato insieme al Dipartimento della Protezione Civile la presentazione della Call for papers su Protezione civile e Partecipazione.
L'incontro si svolgerà presso la sede del Dipartimento Nazionale della Protezione Civile a Roma.



27 febbraio 2011

Il blog del libro



Qui trovi tutte le informazioni su dove trovare il libro, come ordinarlo da internet, dettagli dell'autore, rassegna stampa e presentazioni.






18 novembre 2010

Non sembrava novembre quella sera



Non sembrava novembre quella sera.

Il terremoto del 1980 tra storia e memoria

Edizioni Mephite




I prossimi appuntamenti:

Sabato 20 novembre, Teatro Comunale di Teora, ore 17 e 30, convegno "Cooperative ieri e oggi; il ruolo delle donne" (Organizzato da CGIL e Comune di Teora)

Domenica 21 novembre, Aula Consiliare, Comune di Lioni, ore 18, presentazione del rapporto "Le Macerie invisibili" (a cura del'Osservatorio Permanente sul Doposisma-Fondazione MIDA)

Presentazioni del libro:

27 novembre ore 18, Chiesa del Carmine, Avellino ( a cura del Presidio del Libro di Avellino)

29 novembre, ore 18 Bisaccia, Castello Ducale

30 novembre, ore 18, Frigento, Palazzo De Leo

Teora (durante le vacanze natalizie)

gruppo facebook: non sembrava novembre quella sera


1 novembre 2010

Trentennale, gli appuntamenti

In vista delle numerose iniziative che gli enti locali, le associazioni, i centri di ricerca e vari artisti prepareranno in occasione del Trentennale del terremoto, pubblico un calendario (provvisorio) degli appuntamenti più significativi, tra quelli a mia conoscenza o che vedono la mia diretta partecipazione.



7 novembre, ore 15: trasmissione Zazà, Radio3; La memoria del terremoto. Ne discutono Marcello Anselmo (autore dell’audiodocumentario “La Malanotte”) e Stefano Ventura (autore di “Non sembrava novembre quella sera”, 2010).

12 e 13 novembre, Villamaina, Lioni, Sant’Angelo dei Lombardi; Incontri con Giovanni Iozzoli, autore de “I terremotati” (Manifestolibri).

15 novembre, ore 17 e 30; Circolo della Stampa, corso Vittorio Emanuele, Avellino, presentazione dei libri:

NON SEMBRAVA NOVEMBRE QUELLA SERA, di Stefano Ventura, Mephite, 2010.

19e35, scritti dalle macerie, di Paolo Speranza.

Semiseria analisi lessicale di un disastro naturale di Benvenuto Benvenuti, Montedit.

(A cura dell’Archivio storico della CGIL di Avellino)

16 novembre, Conza della Campania, convegno (programma da definire).

18 novembre,  Avellino, ore 16e30, Circolo della Stampa, Convegno: Conoscenza, prevenzione, educazione, tre parole per un'Italia più sicura, a cura di Amici della Terra Irpinia, con il patrocinio dell'Amministrazione Provinciale.

20 novembre, Teora (Cinema Teatro Europa) ore 17 e 30, Cooperative ieri ed oggi: il lavoro delle donne, intervengono Rosa D'Amelio, Stefano Ventura, Luisa Morgantini (videomessaggio da Londra), a cura del Comune di Teora e del Coordinamento Donne CGIL Avellino. 

20 novembre,  Avellino, ore 16 e 30, presentazione del libro di Antonello Caporale "Terremoti spa".

21 novembre, ore 18, Lioni, Sala Consiliare, Presentazione di "Le macerie invisibili" ,a cura dell’ Osservatorio Permanente sul Doposisma, Fondazione MIDA.

23 e 24 novembre, Università di Salerno, Fisciano.

Terremoto 1980. Ricostruzione e sviluppo. Convegno di Studi urbanistici, a cura dell’INU (Istituto Nazionale di Urbanistica).

23 novembre, ore 15 e 30 Sant’Angelo dei Lombardi (CIMA) e 16 e 30, (Ist. Comprensivo Criscuoli).

Convegno, Emergenza e ricostruzione, intervengo l’on. Zamberletti, Mauro Dolce, Gianfranco Manfredi, Paolo Gasparini, Gianfranco Urcioli, Giuseppe De Mita, Franco Genzale.

rappresentazione teatrale Seismos, a cura di Salvatore Mazza.

24 novembre, ore 18 e 30, Salerno, (nell’ambito della manifestazione “L’Italia che trema”, 20-27 novembre)

Raduno e assemblea dei volontari presenti nei comuni terremotati (coordinano Marcello Anselmo e Stefano Ventura).

25 e 26 novembre, Napoli, Palazzo dei Congressi, Università Federico II e Istituto Italiano di Studi Filosofici (Palazzo Filomarino)

Convegno internazionale di studi: “La memoria delle catastrofi”

28 novembre, Frigento, ore 18, Palazzo de Leo, presentazione del libro Non sembrava novembre quella sera, di Stefano Ventura.

2 dicembre, ore 9 e 30, Collegio Santa Chiara, Siena

Ambiente, territorio ed eventi naturali, Workshop, a cura di ORENT e Ciscam (Università di Siena)



21 settembre 2010

Sud, familismo e crisi civile

Il 9 ottobre 2010, a Pertosa e Auletta, verrà presentato il rapporto 2010 dell'Osservatorio Permanente sul Doposisma, intitolato "Trent'anni di terremoti italiani. Un'analisi comparata sulla gestione delle emergenze". Nell'occasione ci saranno due momenti di dibattito. In basso il depliant con il programma completo.









13 giugno 2010

Cairano 7x: 30 anni e non li dimostra



paesi, paesaggi, paesologia

da un’idea di franco dragone

direzione artistica: franco arminio

organizzazione: comunità provvisoria

20-27 giugno 2010

 

IL PROGRAMMA COMPLETO QUI

IL SITO

In particolare, segnalo

Domenica 20 giugno

ore 21.00, Chiesa di San Leone

Vezio De Lucia, Nora Scirè, Marcello Anselmo, Paolo Speranza, Stefano Ventura e altri

Trent’anni e non li dimostra

La memoria dei paesi, la memoria delle persone

immagini e testimonianze dal Cratere

 


31 marzo 2010

L'attualità e la storia

Sulla rivista di storia on line STORIA E FUTURO c'è un mio articolo sulla storia della Protezione Civile e i principali terremoti dell'Italia Repubblicana.


 


 

Il mio vuole essere un contributo d'approfondimento, che conferma, però, che è sempre nel passato che si trovano le radici del presente

I terremoti italiani del secondo dopoguerra e la Protezione civile


11 gennaio 2010

23 novembre 1980

Domenica 23 novembre 1980, ore 19 e 34. Un terremoto di fortissima intensità (10° grado scala Mercalli) colpisce una vasta regione dell’Italia Meridionale, al confine tra la Campania e la Basilicata, e viene avvertito praticamente in tutto il Sud Italia, da Roma in giù. I morti saranno 2914, i feriti 8800 e 275mila i senzatetto.

Questa è la versione fredda che del terremoto dell’Irpinia (o meglio di Campania e Basilicata) si può trovare negli annali. Ma per raccontare un evento tragico e devastante non bastano cifre, cronologie o citazioni.

Bisogna interpellare la memoria.

Anche se la memoria è una fonte storica imperfetta, da soppesare attentamente, da verificare più e più volte. Tuttavia, il racconto di un evento tragico, di una sofferenza estrema ha un valore diverso in quanto a testimonianza. Basti pensare all’uso dei racconti orali per cercare di narrare gli orrori della Shoah, delle violenze di massa, dei bombardamenti. Per questo, interrogare la memoria, collettiva ed individuale, per raccontare il terremoto, la nostra tragedia, può essere un’operazione culturale di grande valore.

Per far emergere le visioni del mondo, il senso che la gente ha dato alle cose, le sue spiegazioni. Per far emergere, senza fronzoli e dietrologie, il dolore rimosso.

Se hai qualcosa da testimoniare, scrivi a stefanoventura@unisi.it; il tuo aiuto, insieme a quello degli altri, contribuirà a ricostruire il mosaico della memoria del terremoto.


22 novembre 2009

Sisma '80, la memoria dei rassegnati


Inquesto 29esimo anniversario del sisma, anno dispari, le commemorazionisaranno inevitabilmente in tono minore, in vista del prossimo 30ennale.Io che mi occupo quotidianamente di questo tema, voglio contribuire conun pezzo che racconta gli attimi della tragedia attraverso le parole dichi visse quei momenti e perse persone care. Sono testimonianze digente comune, di persone di età diversa e che avevano ruoli diversinella propria comunità. Il testo è un sunto di un saggio ben piùcorposo uscito su Italia Contemporanea nel 2006. Prego quindi chiunquevoglia prendere spunto da questo testo di citare la fonte.
Leriflessioni da fare sui meccanismi della commemorazione, sulle diversemodalità di ricordare il 23 novembre 1980, sulla relazione tra ilnostro sisma e l'opinione pubblica nazionale, soprattutto dopo ilterremoto dell'Abruzzo, sarebbero tante e sono già state affrontate suquesto blog. Ci sarebbe tanto da fare, nelle nostre comunità, perraccontare la verità dei fatti di questi 29 anni.




Nei raccontisentiti molte volte e da tante voci diverse, comprese le fonti scritte chehanno narrato di quella sera di novembre che sconvolse la vita di moltepersone, c’è un elemento ricorrente, un elemento climatico. Tutti i raccontidescrivono la giornata del 23 novembre, una domenica, facendo riferimento allamitezza dell’aria novembrina. Quella calma dell’aria veniva associata, inquesti racconti, ad un presagio di sventura, un ribollire delle viscere dellaterra che nascondevano qualcosa. La forza con cui la terra tremò alle 19 e 34del 23 novembre 1980 fece sì che quel presagio di sventura si tramutasse in realtà.La scossa raggiunse un’intensità tra il decimo e l’undicesimo grado della scalaMercalli, i morti furono 2.914, iferiti 8.850 e circa 400.000 i senzatetto.

L’Irpinia è unazona altamente sismica e nel Novecento erano già avvenuti due terremoti, unonel 1930 e l’altro nel 1962. Nessuno di questi, però, aveva assunto ledimensioni con cui si presentò nel 1980. Il danno fu ampliato dalle condizionifatiscenti delle abitazioni, case in pietra nei centri abitati e abitazionirurali alquanto povere per gli alloggi dei contadini. L’alto pericolo sismico edue terremoti a distanza di poco più di trent’anni non avevano permessoall’Irpinia e alla Basilicata del Nord di risolvere il problema dellafatiscenza del patrimonio edilizio.  

La cronaca delterremoto non può prescindere dai racconti di chi quei minuti li ha vissuti. Imorti, i feriti e le persone intrappolate sotto le macerie erano il segnotangibile e senza appello della ferocia del sisma. Ora che alcuni processistorici innescati dal sisma possono considerarsi conclusi e la distanzatemporale inizia ad essere cospicua acquista quindi particolare importanza lamemoria, sia intesa come semplice ricordo personale che intesa in maniera piùampia. Raccontare la dimensione di una sofferenza estrema è sempre difficile,ma l’uso del racconto orale è particolarmente efficace perché permette diesprimere una gamma di sentimenti che il testo scritto non è in grado direstituire. Ecco perché il racconto dei sopravvissuti a quella calamità, cosìcome i racconti della Shoah, degli stupri di massa e dei bombardamenti,acquista un valore diverso se recuperato con gli strumenti della storia orale.

Riporto alcuni stralci in cui gliintervistati raccontano quella domenica sera le azioni quotidiane, ipropri microcosmi catapultandoci nella realtà dell’Irpinia di allora,e di Teora in particolare, in una sera di novembre del 1980.


Avevonove anni e mezzo. La sera del 23 novembre stavo studiando storia (allorafrequentavo la scuola elementare) nella cucina di casa, al terzo piano di unostabile, che apparteneva alla mia famiglia ed era stato restaurato nel 1978.Ero con mio nonno e mia nonna. Vidi saltare in aria il libricino che avevodavanti e si sentì un boato fortissimo. Quando mia nonna si accorse della cosa,ci spinse fuori e, sebbene fosse notte, si vedeva benissimo grazie a una lunaspaventosamente grande. Casa nostra fu investita da massi e macerie provenientida altre abitazioni. Mi misi le mani in testa, dopo essere stato sbalzato dallasedia, e mi riparai sotto il camino. Sentii un forte dolore alla mano, poichéun masso mi cadde sulla testa, mentre io la proteggevo con le mani. Sentivosolo il freddo del sangue che scorreva sulle mani. Passati alcuni minuti sentiimia nonna che ci chiamava a gran voce e con mio nonno riuscimmo a uscire dallaparte di casa nostra che dava sulla strada. Trovammo mia zia con le mie trecugine. Mia madre era da alcune vicine a fare la pasta a mano. Mia nonna spostòcon furia inaudita un motocarro che ostruiva le possibili ricerche tra lemacerie, poi chiese alle due signore dove fosse mia madre, ma loro furono evasive,fin quando i miei zii si misero a scavare in modo forsennato. Mia zia, nelfrattempo, ci fece spostare, e lungo la via Nazionale ci incamminammo perraggiungere il centro del paese. Mio padre era al bar; era riuscito ad uscireprima che crollasse e si era portato al centro della piazza per non esserecolpito dalle macerie dei palazzi. Aveva poi trascinato con sé un signoreanziano e si erano diretti insieme verso Tarantino. Ci toccò una macchina comeprimo rifugio, e nel frattempo mi medicarono la ferita alla mano. Poi arrivò miozio che ci disse, piangendo, che mia madre era morta.

 

In questoracconto è molto indicativo il fatto di ricordarsi addirittura quale materia sistava studiando quella sera. Un altro ragazzo di Teora, quella domenica sera,aveva scelto un diversivo.

 

Ero in un localee stavo consumando un Campari vicino al banco del bar. Al momento della scossami sembrò che il pavimento si alzasse di un metro. Persi i miei occhiali;l’ingresso era alla mia sinistra, poi c’era un atrio, e prima di cercarel’uscita riuscii a trovare gli occhiali. Trovai la proprietaria e dissi,inveendo contro di lei: “Perché le bombole del gas non le tenete fuori dallocale?”; infatti, la prima impressione era che lo scoppio fosse dovutoall’esplosione di una bombola del gas. Nel frattempo sopraggiunse la secondascossa, ancora più forte. Usciti dalla discoteca cercai e, per fortuna trovai,gli altri due della comitiva. Comunque la discoteca non cadde.

Recuperammola nostra automobile per far ritorno verso casa; dopo 500 metri, andando versola zona di san Bernardino, verso il centro di Lioni, trovammo il passaggioostruito dalle case in poltiglia. Decidemmo di fare il giro da Sant’Angelo esulla strada trovammo due persone che ci dissero: “Sant’Angelo è tuttadistrutta”; erano al terzo piano dell’ospedale e si erano ritrovati al pianoterra. Il terreno si era staccato dai piloni dei ponti, la gente per poterpassare ricomponeva come un puzzle i pezzi d’asfalto che erano saltati. La miacasa era stata rinnovata da due-tre anni, quindi speravamo tenesse e restassein piedi. D’altronde, Teora era poggiata sul tufo. Erano ormai le undici disera. Pensai bene poi di raggiungere casa mia, dove trovai i miei parenti inlacrime che ci credevano morti. A casa mia vidi che la scalinata interna si eraaperta e arrivava a mostrare la cantina sottostante.

 

L’allora parrocodi Teora ci restituisce un’altra testimonianza della forza sconvolgente delterremoto.

 

Mitrovavo a Morra de Sanctis e stavo preparando alcuni canti natalizi insiemealla parrocchia di Morra. Dopo la scossa pensai subito di dirigermi versoTeora. Le strade di collegamento erano impraticabili, quindi cercai diraggiungere Teora attraverso le strade interpoderali. Ci riuscii; arrivato aTeora trovai un ragazzo di 16 anni, a cui chiesi le prime informazioni. Saliiverso piazza Castello; da lì si sentivano in modo distinto i lamenti; invece,verso Arret i Santi, regnava un silenzio tombale. La mia impressione era chefossero morti tutti. Trovai un corpo già avvolto in un lenzuolo. Arrivai aTarantino, dove era stato utilizzato un pulmino per il trasporto scolastico perricoverare gli anziani. Non ci si rendeva conto della reale gravità dellasituazione. Il sindaco era fuori Teora. La gente trovò riparo nelle automobili.Il corso era inaccessibile, una muraglia di calcinacci. Al chiaro di luna sivedeva che non c’era più niente. Da via Monte si vedeva direttamente Lioni,quando prima le case ti ostruivano la vista. Sopra la Chiesa si propagavano lefiamme di una casa.

 

Ecco un’altra testimonianza diuna casalinga teorese che in quella sera di novembre perse una figlia.

 

Quelladomenica sera ero in casa, accanto al camino, e lavoravo all’uncinetto, nellacasa dove vivevo con due figli, un ragazzo di 15 e una ragazza di 13 anni. Erauna costruzione abbastanza vecchia, costruita molti anni prima e situata nellaparte centrale di Teora. Il pomeriggio lo avevo passato in campagna. Nel tardopomeriggio ero andata a richiamare mia figlia in piazza per riportala a casa,visto che aveva da fare i compiti e tardava a rientrare. Era una cosa che nonavevo mai fatto prima. Però un’amica di mia figlia la venne a chiamarenuovamente e lei uscì per un’altra passeggiata per le vie del paese. Ad uncerto punto iniziò a tremare la terra: tentai di scappare, ma rimasiimprigionata nel crollo delle mura e di quei secondi ricordo solo il buio.Fortunatamente un vicino di casa riuscì a liberarmi dalla morsa delle pietre eraggiunsi gli altri sopravvissuti nella piazza di Teora, dove fui anchemedicata per la vistosa ferita alla fronte che avevo riportato. Intantoincontrai mio figlio, che era rimasto illeso. Il mattino seguente mi incamminaiverso casa, alla ricerca di Teresa, ma il parroco mi fermò chiedendomi dovestessi andando. Gli risposi che andavo a cercare mia figlia. Mi rispose che erainutile perché Teresa era morta, schiacciata dal crollo di un balcone lungo ilcorso. Fui trasportata all’ospedale d’Oliveto Citra per altre medicazioni, mavolevo tornare a Teora per poter vedere il corpo di mia figlia.

 

Queste testimonianze, raccoltedirettamente dalla voce dei sopravvissuti, non hanno certo la pretesa di dareinformazioni storiche esaustive; vanno lette più nell’ottica dellacommemorazione e del ricordo; però, attraverso operazioni di questo tipo,compiute in maniera seria e rigorosa, si potrebbe favorire il recupero dellamemoria dei singoli ma anche delle comunità, in modo tale da salvare dall’oblioun pezzo così importante di storia irpina. Il tentativo di ricostruzione di unamemoria collettiva e individuale, insomma, può rappresentare un primo elementosu cui basare la scrittura quanto più possibile corale, ma non per questoomogenea e semplicistica, del terremoto.

 

 

NOTA BENE: Questo lavoro riprende e rielabora due miei lavoriprecedenti: la mia tesi di laurea in Storia dal titolo “Irpinia 1980-1992: storia e memoria del terremoto” (Università di Siena relatore il prof. Santomassimo) e un saggio apparso sul numero 243 di Italia contemporanea (giugno 2006) dal titolo “Il terremoto dell’Irpinia: storiografia e memoria”.

                                                                        

                                    

(Tutti i diritti di riproduzione sono riservati. I trasgressori verranno puniti a norma di legge).

 

 

Stefano Ventura


22 ottobre 2009

i terremotati di giovanni iozzoli

Segnalo un testo sul terremoto del 1980; si tratta di una narrazione corale attraverso una serie di storie personali, per raccontare quello che è venuto dopo quel sisma attraverso le voci di gente comune.






Qui una recensione del libro.

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