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23 novembre 1980. Storia e memoria


Diario


12 febbraio 2012

le catastrofi create dall'uomo

Questo articolo è uscito stamattina (9 febbraio) sul Mattino di Avellino, con il titolo "Le catastrofi create dall'uomo". Altre informazioni e letture utili sull'emergenza neve in Alta Irpinia li trovate sucomunità provvisoriepiccoli paesi e sugli organi di news locali on line (Tu si nat in ItalyIl Ciriaco,Orticalab e altri).


Teora, febbraio 2012 (foto di Emidio De Rogatis)


Neve,emergenza e buon senso


StefanoVentura


Lanatura non conosce catastrofi”, affermava lo scrittore svizzero MaxFrisch. Non sono i fenomeni naturali a provocare disastri econseguenze letali per l'uomo, ma l'inadeguatezza e l'impreparazione.La “catastrofe” di questi giorni si chiama neve, quella diqualche mese fa che colpì Genova e Lunigiana si chiamava “bombad'acqua”, ma in generale la comunicazione di massa abusa asproposito della categoria delle catastrofi, ovvero un “sovvertimentodella realtà”, secondo l'etimologia.

Benpiù serio è il discorso che riguarda le responsabilità, leinadempienze e i possibili correttivi. In questi giorni sono statispesso chiamati in causa i sindaci, che hanno a loro volta criticatola struttura nazionale della Protezione Civile.

InIrpinia sappiamo bene cosa vuol dire protezione civile, sappiamoquanto è stato doloroso e grave che non ci fosse subito dopo lascossa del 23 novembre 1980; abbiamo imparato a conoscere unonorevole di Varese, Zamberletti, che ci ha insegnato, da commissariostraordinario, che la Protezione Civile nasce dal coordinamento trale varie forze, siano esse istituzioni, forze armate, volontari osemplici cittadini.

Poiè venuta negli anni Duemila la gestione Bertolaso, contraddistintada un forte interventismo dai modi spicci, una impostazione che haavuto, come effetto secondario, quello di addossare alla ProtezioneCivile un ruolo salvifico che sopperisse ai limitidell'amministrazione ordinaria.

Lepolemiche che abbondano e che tirano in ballo anche leamministrazioni locali avellinesi, così come quelle regionali, nonsono infondate, ma sono inutili se non avviano un dibattito corale suuna reale prevenzione e sugli strumenti per realizzarla. Una nevicataparticolarmente forte è un evento prevedibile, come le pioggetorrenziali e come le ondate di calore, a differenza di un terremoto.

Laprevenzione chiama in ballo anche i singoli cittadini, che sono iprimi attori della Protezione Civile. Molte volte è il correttocomportamento dei singoli a evitare conseguenze peggiori in caso di allarme o emergenza, basterebbero a volte piccoli atti di buon senso,che non necessitano per forza di una ordinanza del sindaco o di unbollettino della Protezione Civile.

Allostesso tempo, però, le istituzioni devono avere un protocollochiaro e condiviso da attuare in previsione e in seguito ad unanevicata, evento tutt'altro che estremo per zone interne come lenostre (anche se quest'ondata ha assunto davvero i caratteridell'eccezionalità, pensiamo ad esempio all'Alta Irpinia).

Tuttoquesto insieme di regole e comportamenti non può certo manifestarsiper incanto alla caduta del primo fiocco di neve, ma va preparato,così come va diffusa una cultura capillare e partecipata diProtezione civile. Pensiamo al rischio sismico: i comuni sonoobbligati a dotarsi di un piano di Protezione Civile, a verificarlo,a tenere esercitazioni e a diffonderlo. Anche su questo tema negliultimi tempi si è avuto modo di polemizzare, ma la programmazione ela pianificazione pubblica troppo spesso eludono gli scenari di lungotermine, a vantaggio del tornaconto immediato. Insomma, polemizzare èinutile se fine a se stesso, sarebbe meglio iniziare un processoserio e partecipato che metta al lavoro tutti quelli che possono dareun contributo reale.

Passatal'emergenza, sciolta la neve, dovremmo avere cura di continuare astimolare le istituzioni comunali, provinciali e regionali affinchèadottino o perfezionino i propri piani di Protezione Civile, puntandoal pieno coinvolgimento del mondo del volontariato, che in Irpiniaesiste, opera e si impegna, e anche coinvolgendo scuole, enti estrutture di ricerca, professionalità e competenze plurali.





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24 maggio 2011

Protezione civile e partecipazione

La Fondazione Volontariato e Partecipazione organizza il 27 maggio un working seminar sui temi della Protezione Civile e della partecipazione.

La mia relazione si intitolerà: Solidarietà e partecipazione nelle emergenze. Il terremoto del 1980 in Campania e Basilicata.

Appuntamento all'Auditorium del Dipartimento Nazionale della Protezione Civile (Via Vitorchiano) alle ore 14

CLICCA QUI per il programma completo


4 maggio 2011

Novità e appuntamenti

Dal 7 al 21 maggio si svolgerà a Rimini la rassegna IO NON TREMO, organizzata da Ordine degli Ingegneri, Comune, Provincia, Regione Emilia Romagna e in collaborazione con diversi soggetti.  

Il 9 maggio, alle ore 21, ci sarà al Teatro degli Atti un incontro dal titolo UNA SCOSSA ALLA MEMORIA, durante il quale io parlerò di Non sembrava novembre quella sera





Il 27 maggio la Fondazione Volontariato e Partecipazione ha organizzato insieme al Dipartimento della Protezione Civile la presentazione della Call for papers su Protezione civile e Partecipazione.
L'incontro si svolgerà presso la sede del Dipartimento Nazionale della Protezione Civile a Roma.



13 marzo 2011

Giappone, 11 marzo 2011



Nord.Est del Giappone, 11 marzo 2011

magnitudo 8.9

Approfondimenti, notizie, video, foto e mappe su




27 febbraio 2011

Il blog del libro



Qui trovi tutte le informazioni su dove trovare il libro, come ordinarlo da internet, dettagli dell'autore, rassegna stampa e presentazioni.






9 dicembre 2010

Gli angeli del terremoto

Su Scribd ci sono le due parti dell'articolo sui volontari che è uscito su Nuovo Millennio a novembre.

Buona lettura.





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18 novembre 2010

Non sembrava novembre quella sera



Non sembrava novembre quella sera.

Il terremoto del 1980 tra storia e memoria

Edizioni Mephite




I prossimi appuntamenti:

Sabato 20 novembre, Teatro Comunale di Teora, ore 17 e 30, convegno "Cooperative ieri e oggi; il ruolo delle donne" (Organizzato da CGIL e Comune di Teora)

Domenica 21 novembre, Aula Consiliare, Comune di Lioni, ore 18, presentazione del rapporto "Le Macerie invisibili" (a cura del'Osservatorio Permanente sul Doposisma-Fondazione MIDA)

Presentazioni del libro:

27 novembre ore 18, Chiesa del Carmine, Avellino ( a cura del Presidio del Libro di Avellino)

29 novembre, ore 18 Bisaccia, Castello Ducale

30 novembre, ore 18, Frigento, Palazzo De Leo

Teora (durante le vacanze natalizie)

gruppo facebook: non sembrava novembre quella sera


1 novembre 2010

Trentennale, gli appuntamenti

In vista delle numerose iniziative che gli enti locali, le associazioni, i centri di ricerca e vari artisti prepareranno in occasione del Trentennale del terremoto, pubblico un calendario (provvisorio) degli appuntamenti più significativi, tra quelli a mia conoscenza o che vedono la mia diretta partecipazione.



7 novembre, ore 15: trasmissione Zazà, Radio3; La memoria del terremoto. Ne discutono Marcello Anselmo (autore dell’audiodocumentario “La Malanotte”) e Stefano Ventura (autore di “Non sembrava novembre quella sera”, 2010).

12 e 13 novembre, Villamaina, Lioni, Sant’Angelo dei Lombardi; Incontri con Giovanni Iozzoli, autore de “I terremotati” (Manifestolibri).

15 novembre, ore 17 e 30; Circolo della Stampa, corso Vittorio Emanuele, Avellino, presentazione dei libri:

NON SEMBRAVA NOVEMBRE QUELLA SERA, di Stefano Ventura, Mephite, 2010.

19e35, scritti dalle macerie, di Paolo Speranza.

Semiseria analisi lessicale di un disastro naturale di Benvenuto Benvenuti, Montedit.

(A cura dell’Archivio storico della CGIL di Avellino)

16 novembre, Conza della Campania, convegno (programma da definire).

18 novembre,  Avellino, ore 16e30, Circolo della Stampa, Convegno: Conoscenza, prevenzione, educazione, tre parole per un'Italia più sicura, a cura di Amici della Terra Irpinia, con il patrocinio dell'Amministrazione Provinciale.

20 novembre, Teora (Cinema Teatro Europa) ore 17 e 30, Cooperative ieri ed oggi: il lavoro delle donne, intervengono Rosa D'Amelio, Stefano Ventura, Luisa Morgantini (videomessaggio da Londra), a cura del Comune di Teora e del Coordinamento Donne CGIL Avellino. 

20 novembre,  Avellino, ore 16 e 30, presentazione del libro di Antonello Caporale "Terremoti spa".

21 novembre, ore 18, Lioni, Sala Consiliare, Presentazione di "Le macerie invisibili" ,a cura dell’ Osservatorio Permanente sul Doposisma, Fondazione MIDA.

23 e 24 novembre, Università di Salerno, Fisciano.

Terremoto 1980. Ricostruzione e sviluppo. Convegno di Studi urbanistici, a cura dell’INU (Istituto Nazionale di Urbanistica).

23 novembre, ore 15 e 30 Sant’Angelo dei Lombardi (CIMA) e 16 e 30, (Ist. Comprensivo Criscuoli).

Convegno, Emergenza e ricostruzione, intervengo l’on. Zamberletti, Mauro Dolce, Gianfranco Manfredi, Paolo Gasparini, Gianfranco Urcioli, Giuseppe De Mita, Franco Genzale.

rappresentazione teatrale Seismos, a cura di Salvatore Mazza.

24 novembre, ore 18 e 30, Salerno, (nell’ambito della manifestazione “L’Italia che trema”, 20-27 novembre)

Raduno e assemblea dei volontari presenti nei comuni terremotati (coordinano Marcello Anselmo e Stefano Ventura).

25 e 26 novembre, Napoli, Palazzo dei Congressi, Università Federico II e Istituto Italiano di Studi Filosofici (Palazzo Filomarino)

Convegno internazionale di studi: “La memoria delle catastrofi”

28 novembre, Frigento, ore 18, Palazzo de Leo, presentazione del libro Non sembrava novembre quella sera, di Stefano Ventura.

2 dicembre, ore 9 e 30, Collegio Santa Chiara, Siena

Ambiente, territorio ed eventi naturali, Workshop, a cura di ORENT e Ciscam (Università di Siena)



18 ottobre 2010

Sul Centro, quotidiano dell'Abruzzo




L'AQUILA.
 Il terremoto dell'Irpinia, nel 1980, costò allo Stato 7.889 euro per ogni senzatetto (col dovuto cambio da lira ad euro). Ventinove anni dopo, per l'Abruzzo sono stati spesi 23mila 718 euro a sfollato (finora). Emerge dallo studio «Trent'anni di terremoti italiani- Analisi comparata sulla gestione delle emergenze» a cura di Stefano Ventura. Ricerca voluta dall'Osservatorio sul Doposisma della Fondazione Mida. Dati differenti, destinati a fare discutere, che hanno preso in esame le catastrofi avvenute in Campania e Basilicata, in Umbria e Marche, in Molise e in Abruzzo. 

L'OSSERVATORIO. È l'ultimo nato in casa Mida (Musei integrati dell'ambiente), la Fondazione che dal 2004 gestisce le Grotte dell'Angelo di Pertosa (Salerno), ed è diventato realtà dall'agosto scorso. È diretto dal giornalista Antonello Caporale e si avvale di un gruppo di professionisti, giornalisti, ricercatori, filmaker, archeologi di tutta Italia. L'Osservatorio nasce dalla volontà di riannodare il filo della memoria dei luoghi colpiti dal sisma del 23 novembre 1980 in Irpinia, allargandola ad altri territori.

STUDIO E DATI. In Irpinia, nel 1980, furono spesi per ogni cittadino senzatetto 7.889 euro (con 400 mila senzatetto), per l'Abruzzo con 67.500 senzatetto sono stati spesi 23.718 euro. In Campania e Basilicata (1980) si registrarono 2194 morti, 8.800 feriti e 400 mila senzatetto. In Umbria e Marche (1997) 11 morti, 136 feriti e 43.450 senza tetto. In Molise (2002) 29 morti, 50 feriti e 3.700 senzatetto. In Abruzzo (2009) 309 morti, 1600 feriti e 67.459 senzatetto. Per quanto riguarda le spese per la gestione dell'emergenza durante il primo anno, per il terremotro del 1980 in Campania e Basilicata si arriva a 2,29 miliardi di euro (7.889 euro spesa procapite). In Umbria e Marche a 226 milioni di euro (4.810 spesa procapite). In Molise a 119 milioni di euro (27.027 spesa procapite). In Abruzzo, stante alla relazione di qualche giorno fa di Bertolaso come evidenzia l'Osservatorio, si arriva a 2 miliardi di euro (23.718 spesa procapite). Infine l'arrivo sui luoghi della Protezione civile: passa dalle 10-12 ore dopo nel 1980, a 3 ore dopo in Umbria, a 30 minuti do
po in Molise, a tre minuti in Abruzzo (quando è scattata l'allerta
L'ANALISI. La fa Stefano Ventura dell'Osservatorio: «I singoli terremoti hanno avuto caratteristiche profondamente diverse tra loro. I disastri verificatisi in Irpinia non sono paragonabili a quelli del Molise. L'Umbria e le Marche scelsero la tutela del patrimonio storico, artistico e urbanistico come stella polare, il terremoto in Abruzzo ha colpito una città capoluogo come non avveniva dal terremoto di Messina. Si può vedere», aggiunge Ventura, «come la ricostruzione in Campania e Basilicata abbia costituito il banco di prova maggiore di quello che negli anni Ottanta fu definito il partito unico della spesa pubblica, fautore della cosiddetta economia delle catastrofi. Arrivando ai terremoti più vicini, ci accorgiamo di come nelle gestioni delle ricostruzioni in Umbria e Marche e in Abruzzo ci sia stato un capovolgimento quasi totale di paradigma, passando da una delega pressoché totale alle Regioni e ai Comuni nel 1997 a una gestione affidata al commissariato guidato dal capo dipartimento Bertolaso».
IL PROGETTO CASE. Ventura spiega che «la scelta compiuta in Abruzzo di saltare completamente la fase degli insediamenti provvisori, passando dalle tende agli alloggi del Progetto Case, testimonia un progetto ben preciso che la Protezione Civile, la presidenza del Consiglio e la fondazione Eucentre avevano già predisposto, visto che fu presentato all'opinione pubblica già il 23 aprile 2009. La concentrazione di ingenti risorse finanziarie (circa 790 milioni) per ospitare tra i 15mila e i 20 mila senzatetto è stata una scelta troppo onerosa per le risorse pubbliche».
di Roberto Raschiatore
18 ottobre 2010




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17 ottobre 2010

Osservatorio sul doposisma, alcune anticipazioni del rapporto 2010

 

Da un articolo del Mattino, ecco le anticipazioni alla ricerca, promossa dall'Osservatorio sul Doposisma della Fondazione Mida di Pertosa e Auletta, sui costi della gestione dell'emergenza nei terremoti degli ultimi 30 anni.


 


 

 


Terremoto dell’Irpinia, spesi 7889 euro per ogni senzatetto

Alessio Fanuzzi, Il Mattino, 14 ottobre 2010

 

Trent’anni dopo è tutto raccolto in un dossier. Numeri, tempi, spese, finanche sprechi. Tutto quello che c’è da sapere sul terremoto che il 23 novembre del 1980 scosse l’Irpinia e sconvolse la Campania è scritto nel rapporto di Stefano Ventura voluto dall’Osservatorio sul doposisma della Fondazione Mida.
Si chiama «Trent’anni di terremoti italiani» ed è uno studio comparativo sulla gestione delle emergenze in Italia. Con tanti spunti curiosi: ad esempio, a fronte di una spesa procapite per senzatetto che a L’Aquila ha sfiorato quota 24.000 euro, in Campania furono spesi solo 7.889 euro a persona. Sulle cifre, però, incide il numero di senzatetto, di gran lunga superiore in Irpinia: 400.000 contro 67.459 ventiquattro ore dopo il terremoto, 280.000 contro 65.704 sette giorni dopo. In termini assoluti, infatti, per la Campania sono stati spesi più fondi: 6,627 miliardi nei tre anni di gestione commissariale, 2,29 miliardi all’anno contro i 1,715 miliardi spesi per l’Abruzzo. Trent’anni, avellinese di Teora trapiantato a Siena, dov’è dottore di ricerca in storia contemporanea, Ventura studia da anni gli effetti del terremoto in Irpinia e la ricostruzione.
A breve debutterà anche in libreria con un libro edito da Mephite - «Non sembrava novembre quella sera» - e dedicato alla sua terra. «Nel primo anno dopo il sisma - spiega - gli sprechi furono molto limitati. Fu negli anni successivi che aumentarono le pressioni per l’allargamento dell’area del cratere e, di conseguenza, per l’ampliamento dei comuni inseriti nelle fasce di danno fino a 684». La ricerca di fondi extra, però, non fu solo una prerogativa campana se è vero che anche il Molise, dopo il sisma con epicentro San Giuliano di Puglia nel 2002, «allargò le ipotesi di sviluppo per ricevere dal governo fondi senza collegamento diretto con il terremoto».
Nel calcolo delle spese e, soprattutto, dei tempi di intervento incidono tanto anche le nuove tecnologie. «Passare dalle dodici ore che i soccorsi impiegarono per raggiungere alcuni paesi della Campania ai tre minuti necessari a dare l’allerta nella notte del 6 aprile 2009 è senza dubbio un risultato positivo del cammino della Protezione civile che nel 1980 neanche esisteva», sentenzia Ventura. E ancora, «il progetto del piano casa in Abruzzo - continua - era già a disposizione del dipartimento della Protezione civile e del governo prima del sisma che ha devastato L’Aquila tanto che, a diciassette giorni dalle prime scosse, era già stato proposto come possibile soluzione».
In Irpinia non c’erano né piani né programmi e tutta la ricostruzione fu dovuta in gran parte all’operatività del commissario Giuseppe Zamberletti che, sulla scia dell’ esperienza acquisita in Friuli, dispose già dal 26 novembre di arretrare molti senzatetto sulla costa. Un progetto naufragato ben presto e sostituito con il piano di prefabbricazione leggera e pesante che portò poi all’ installazione di 7.384 containers e alla programmazione definitiva del giugno 1981. «Quattro diverse filosofie di intervento per quattro catastrofi», osserva Ventura.
Se in Campania furono montati containers, in Umbria (1997) si scelse di riparare prima il patrimonio meno danneggiato, in Molise furono usati gli alberghi della costiera e in Abruzzo si è passati dalle tende al piano caso. «Dopo il terremoto in Irpinia - analizza il ricercatore di Teora – c’ è stato un capovolgimento quasi totale di paradigma, passando da una delega pressoché totale alle regioni e ai comuni a una gestione affidata al commissariato guidato dal capo dipartimento Guido Bertolaso per tutta l’ emergenza». Con qualche criticità di troppo. «La concentrazione di ingenti risorse finanziarie (790 milioni di euro) per ospitare tra i 15.000 e i 20.000 senzatetto - chiosa Ventura - è stata una scelta troppo onerosa per le risorse pubbliche se paragonata alle gestioni degli insediamenti provvisori che pure sono stati necessari anche in Abruzzo». © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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