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23 novembre 1980. Storia e memoria


Diario


18 ottobre 2010

Sul Centro, quotidiano dell'Abruzzo




L'AQUILA.
 Il terremoto dell'Irpinia, nel 1980, costò allo Stato 7.889 euro per ogni senzatetto (col dovuto cambio da lira ad euro). Ventinove anni dopo, per l'Abruzzo sono stati spesi 23mila 718 euro a sfollato (finora). Emerge dallo studio «Trent'anni di terremoti italiani- Analisi comparata sulla gestione delle emergenze» a cura di Stefano Ventura. Ricerca voluta dall'Osservatorio sul Doposisma della Fondazione Mida. Dati differenti, destinati a fare discutere, che hanno preso in esame le catastrofi avvenute in Campania e Basilicata, in Umbria e Marche, in Molise e in Abruzzo. 

L'OSSERVATORIO. È l'ultimo nato in casa Mida (Musei integrati dell'ambiente), la Fondazione che dal 2004 gestisce le Grotte dell'Angelo di Pertosa (Salerno), ed è diventato realtà dall'agosto scorso. È diretto dal giornalista Antonello Caporale e si avvale di un gruppo di professionisti, giornalisti, ricercatori, filmaker, archeologi di tutta Italia. L'Osservatorio nasce dalla volontà di riannodare il filo della memoria dei luoghi colpiti dal sisma del 23 novembre 1980 in Irpinia, allargandola ad altri territori.

STUDIO E DATI. In Irpinia, nel 1980, furono spesi per ogni cittadino senzatetto 7.889 euro (con 400 mila senzatetto), per l'Abruzzo con 67.500 senzatetto sono stati spesi 23.718 euro. In Campania e Basilicata (1980) si registrarono 2194 morti, 8.800 feriti e 400 mila senzatetto. In Umbria e Marche (1997) 11 morti, 136 feriti e 43.450 senza tetto. In Molise (2002) 29 morti, 50 feriti e 3.700 senzatetto. In Abruzzo (2009) 309 morti, 1600 feriti e 67.459 senzatetto. Per quanto riguarda le spese per la gestione dell'emergenza durante il primo anno, per il terremotro del 1980 in Campania e Basilicata si arriva a 2,29 miliardi di euro (7.889 euro spesa procapite). In Umbria e Marche a 226 milioni di euro (4.810 spesa procapite). In Molise a 119 milioni di euro (27.027 spesa procapite). In Abruzzo, stante alla relazione di qualche giorno fa di Bertolaso come evidenzia l'Osservatorio, si arriva a 2 miliardi di euro (23.718 spesa procapite). Infine l'arrivo sui luoghi della Protezione civile: passa dalle 10-12 ore dopo nel 1980, a 3 ore dopo in Umbria, a 30 minuti do
po in Molise, a tre minuti in Abruzzo (quando è scattata l'allerta
L'ANALISI. La fa Stefano Ventura dell'Osservatorio: «I singoli terremoti hanno avuto caratteristiche profondamente diverse tra loro. I disastri verificatisi in Irpinia non sono paragonabili a quelli del Molise. L'Umbria e le Marche scelsero la tutela del patrimonio storico, artistico e urbanistico come stella polare, il terremoto in Abruzzo ha colpito una città capoluogo come non avveniva dal terremoto di Messina. Si può vedere», aggiunge Ventura, «come la ricostruzione in Campania e Basilicata abbia costituito il banco di prova maggiore di quello che negli anni Ottanta fu definito il partito unico della spesa pubblica, fautore della cosiddetta economia delle catastrofi. Arrivando ai terremoti più vicini, ci accorgiamo di come nelle gestioni delle ricostruzioni in Umbria e Marche e in Abruzzo ci sia stato un capovolgimento quasi totale di paradigma, passando da una delega pressoché totale alle Regioni e ai Comuni nel 1997 a una gestione affidata al commissariato guidato dal capo dipartimento Bertolaso».
IL PROGETTO CASE. Ventura spiega che «la scelta compiuta in Abruzzo di saltare completamente la fase degli insediamenti provvisori, passando dalle tende agli alloggi del Progetto Case, testimonia un progetto ben preciso che la Protezione Civile, la presidenza del Consiglio e la fondazione Eucentre avevano già predisposto, visto che fu presentato all'opinione pubblica già il 23 aprile 2009. La concentrazione di ingenti risorse finanziarie (circa 790 milioni) per ospitare tra i 15mila e i 20 mila senzatetto è stata una scelta troppo onerosa per le risorse pubbliche».
di Roberto Raschiatore
18 ottobre 2010




permalink | inviato da teoraventura il 18/10/2010 alle 22:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


17 ottobre 2010

Osservatorio sul doposisma, alcune anticipazioni del rapporto 2010

 

Da un articolo del Mattino, ecco le anticipazioni alla ricerca, promossa dall'Osservatorio sul Doposisma della Fondazione Mida di Pertosa e Auletta, sui costi della gestione dell'emergenza nei terremoti degli ultimi 30 anni.


 


 

 


Terremoto dell’Irpinia, spesi 7889 euro per ogni senzatetto

Alessio Fanuzzi, Il Mattino, 14 ottobre 2010

 

Trent’anni dopo è tutto raccolto in un dossier. Numeri, tempi, spese, finanche sprechi. Tutto quello che c’è da sapere sul terremoto che il 23 novembre del 1980 scosse l’Irpinia e sconvolse la Campania è scritto nel rapporto di Stefano Ventura voluto dall’Osservatorio sul doposisma della Fondazione Mida.
Si chiama «Trent’anni di terremoti italiani» ed è uno studio comparativo sulla gestione delle emergenze in Italia. Con tanti spunti curiosi: ad esempio, a fronte di una spesa procapite per senzatetto che a L’Aquila ha sfiorato quota 24.000 euro, in Campania furono spesi solo 7.889 euro a persona. Sulle cifre, però, incide il numero di senzatetto, di gran lunga superiore in Irpinia: 400.000 contro 67.459 ventiquattro ore dopo il terremoto, 280.000 contro 65.704 sette giorni dopo. In termini assoluti, infatti, per la Campania sono stati spesi più fondi: 6,627 miliardi nei tre anni di gestione commissariale, 2,29 miliardi all’anno contro i 1,715 miliardi spesi per l’Abruzzo. Trent’anni, avellinese di Teora trapiantato a Siena, dov’è dottore di ricerca in storia contemporanea, Ventura studia da anni gli effetti del terremoto in Irpinia e la ricostruzione.
A breve debutterà anche in libreria con un libro edito da Mephite - «Non sembrava novembre quella sera» - e dedicato alla sua terra. «Nel primo anno dopo il sisma - spiega - gli sprechi furono molto limitati. Fu negli anni successivi che aumentarono le pressioni per l’allargamento dell’area del cratere e, di conseguenza, per l’ampliamento dei comuni inseriti nelle fasce di danno fino a 684». La ricerca di fondi extra, però, non fu solo una prerogativa campana se è vero che anche il Molise, dopo il sisma con epicentro San Giuliano di Puglia nel 2002, «allargò le ipotesi di sviluppo per ricevere dal governo fondi senza collegamento diretto con il terremoto».
Nel calcolo delle spese e, soprattutto, dei tempi di intervento incidono tanto anche le nuove tecnologie. «Passare dalle dodici ore che i soccorsi impiegarono per raggiungere alcuni paesi della Campania ai tre minuti necessari a dare l’allerta nella notte del 6 aprile 2009 è senza dubbio un risultato positivo del cammino della Protezione civile che nel 1980 neanche esisteva», sentenzia Ventura. E ancora, «il progetto del piano casa in Abruzzo - continua - era già a disposizione del dipartimento della Protezione civile e del governo prima del sisma che ha devastato L’Aquila tanto che, a diciassette giorni dalle prime scosse, era già stato proposto come possibile soluzione».
In Irpinia non c’erano né piani né programmi e tutta la ricostruzione fu dovuta in gran parte all’operatività del commissario Giuseppe Zamberletti che, sulla scia dell’ esperienza acquisita in Friuli, dispose già dal 26 novembre di arretrare molti senzatetto sulla costa. Un progetto naufragato ben presto e sostituito con il piano di prefabbricazione leggera e pesante che portò poi all’ installazione di 7.384 containers e alla programmazione definitiva del giugno 1981. «Quattro diverse filosofie di intervento per quattro catastrofi», osserva Ventura.
Se in Campania furono montati containers, in Umbria (1997) si scelse di riparare prima il patrimonio meno danneggiato, in Molise furono usati gli alberghi della costiera e in Abruzzo si è passati dalle tende al piano caso. «Dopo il terremoto in Irpinia - analizza il ricercatore di Teora – c’ è stato un capovolgimento quasi totale di paradigma, passando da una delega pressoché totale alle regioni e ai comuni a una gestione affidata al commissariato guidato dal capo dipartimento Guido Bertolaso per tutta l’ emergenza». Con qualche criticità di troppo. «La concentrazione di ingenti risorse finanziarie (790 milioni di euro) per ospitare tra i 15.000 e i 20.000 senzatetto - chiosa Ventura - è stata una scelta troppo onerosa per le risorse pubbliche se paragonata alle gestioni degli insediamenti provvisori che pure sono stati necessari anche in Abruzzo». © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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