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La memoria che racconta la verità

Da Il Mattino, 13 settembre 2009


LA MEMORIA CHE RACCONTA LA VERITA'

Stefano Ventura

Nei giorni scorsi è stata lanciata su queste pagine la proposta di istituire un “Museo permanente sulla memoria del terremoto in Irpinia» (Penna e Castellano) o “Casa della memoria e del futuro” (Cirillo). Mi occupo da diversi anni di ricerche sulle conseguenze storico-sociali del terremoto del 1980 sulle comunità più colpite. Qualche anno fa, insieme a Paolo Saggese e al Comune di Torella dei Lombardi, pensammo di creare un “Archivio della memoria dei comuni del Cratere irpino”, un luogo in cui fare ricerca e conservare documenti, foto, video e studi relativi al terremoto. Contattammo tutti i comuni disastrati della provincia per coinvolgerli nella realizzazione di questo progetto ma per vari motivi la nostra idea non è stata realizzata. La proposta lanciata dal CIMA-AMRA di Sant’Angelo dei Lombardi ha molti tratti in comune con quel progetto e l’avvicinarsi del trentesimo anniversario del sisma rende più che mai opportuna questa operazione culturale; infatti, dopo il sisma in Abruzzo, l’Irpinia è stata individuata come paradigma negativo in assoluto. La stampa e l’opinione pubblica hanno citato cifre e casi esemplari di spreco e cattiva amministrazione, ma non hanno mai cercato di approfondire le dinamiche reali che hanno interessato le nostre aree terremotate. Diventa quindi ora più che mai necessario che le comunità terremotate, con gli strumenti della ricerca e coinvolgendo diverse discipline (l’ingegneria, l’architettura, la geologia, la storia e le scienze sociali, l’economia), si attrezzino per indagare in profondità su cosa è stato il terremoto e costruire una propria memoria. Questo tentativo non deve avere nessun intento consolatorio ma deve necessariamente avere come obiettivo la verità e la costruzione di una memoria collettiva (ciò non vuol dire, però, univoca).

Un altro valido motivo per avviare questo progetto è il dovere di mantenere viva la consapevolezza del rischio sismico; ormai i paesi sono stati ricostruiti e non ci sono più i riferimenti visivi che riportano alla mente la precarietà della ricostruzione. Le nuove generazioni, quindi, hanno bisogno di altri riferimenti per ricordare quell’evento e la prevenzione è l’arma più efficace per difendersi dai terremoti.

Sulla denominazione, poi, credo che si debba privilegiare la parola “archivio” e non “casa”, come proponeva Emilia Bersabea Cirillo, per suggerire l’idea della custodia della memoria, ma allo stesso tempo costruire un luogo vivo, aperto e accessibile.

All’archivio, poi, si potrebbe associare lo spazio museale. In vista del trentennale, quindi, sarà opportuno mettere in rete tutte le diverse iniziative che verranno pensate sul territorio in vista del 23 novembre 2010, bisognerà evitare che gli eventi commemorativi siano fini a se stessi e superare i campanilismi e le partigianerie, perché un tema come la memoria del terremoto sia realmente patrimonio comune.


Pubblicato il 9/10/2009 alle 11.13 nella rubrica Diario.

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