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23 novembre 1980

Domenica 23 novembre 1980, ore 19 e 34. Un terremoto di fortissima intensità (10° grado scala Mercalli) colpisce una vasta regione dell’Italia Meridionale, al confine tra la Campania e la Basilicata, e viene avvertito praticamente in tutto il Sud Italia, da Roma in giù. I morti saranno 2914, i feriti 8800 e 275mila i senzatetto.

Questa è la versione fredda che del terremoto dell’Irpinia (o meglio di Campania e Basilicata) si può trovare negli annali. Ma per raccontare un evento tragico e devastante non bastano cifre, cronologie o citazioni.

Bisogna interpellare la memoria.

Anche se la memoria è una fonte storica imperfetta, da soppesare attentamente, da verificare più e più volte. Tuttavia, il racconto di un evento tragico, di una sofferenza estrema ha un valore diverso in quanto a testimonianza. Basti pensare all’uso dei racconti orali per cercare di narrare gli orrori della Shoah, delle violenze di massa, dei bombardamenti. Per questo, interrogare la memoria, collettiva ed individuale, per raccontare il terremoto, la nostra tragedia, può essere un’operazione culturale di grande valore.

Per far emergere le visioni del mondo, il senso che la gente ha dato alle cose, le sue spiegazioni. Per far emergere, senza fronzoli e dietrologie, il dolore rimosso.

Se hai qualcosa da testimoniare, scrivi a stefanoventura@unisi.it; il tuo aiuto, insieme a quello degli altri, contribuirà a ricostruire il mosaico della memoria del terremoto.

Pubblicato il 11/1/2010 alle 11.7 nella rubrica Diario.

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