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Sul Centro, quotidiano dell'Abruzzo




L'AQUILA.
 Il terremoto dell'Irpinia, nel 1980, costò allo Stato 7.889 euro per ogni senzatetto (col dovuto cambio da lira ad euro). Ventinove anni dopo, per l'Abruzzo sono stati spesi 23mila 718 euro a sfollato (finora). Emerge dallo studio «Trent'anni di terremoti italiani- Analisi comparata sulla gestione delle emergenze» a cura di Stefano Ventura. Ricerca voluta dall'Osservatorio sul Doposisma della Fondazione Mida. Dati differenti, destinati a fare discutere, che hanno preso in esame le catastrofi avvenute in Campania e Basilicata, in Umbria e Marche, in Molise e in Abruzzo. 

L'OSSERVATORIO. È l'ultimo nato in casa Mida (Musei integrati dell'ambiente), la Fondazione che dal 2004 gestisce le Grotte dell'Angelo di Pertosa (Salerno), ed è diventato realtà dall'agosto scorso. È diretto dal giornalista Antonello Caporale e si avvale di un gruppo di professionisti, giornalisti, ricercatori, filmaker, archeologi di tutta Italia. L'Osservatorio nasce dalla volontà di riannodare il filo della memoria dei luoghi colpiti dal sisma del 23 novembre 1980 in Irpinia, allargandola ad altri territori.

STUDIO E DATI. In Irpinia, nel 1980, furono spesi per ogni cittadino senzatetto 7.889 euro (con 400 mila senzatetto), per l'Abruzzo con 67.500 senzatetto sono stati spesi 23.718 euro. In Campania e Basilicata (1980) si registrarono 2194 morti, 8.800 feriti e 400 mila senzatetto. In Umbria e Marche (1997) 11 morti, 136 feriti e 43.450 senza tetto. In Molise (2002) 29 morti, 50 feriti e 3.700 senzatetto. In Abruzzo (2009) 309 morti, 1600 feriti e 67.459 senzatetto. Per quanto riguarda le spese per la gestione dell'emergenza durante il primo anno, per il terremotro del 1980 in Campania e Basilicata si arriva a 2,29 miliardi di euro (7.889 euro spesa procapite). In Umbria e Marche a 226 milioni di euro (4.810 spesa procapite). In Molise a 119 milioni di euro (27.027 spesa procapite). In Abruzzo, stante alla relazione di qualche giorno fa di Bertolaso come evidenzia l'Osservatorio, si arriva a 2 miliardi di euro (23.718 spesa procapite). Infine l'arrivo sui luoghi della Protezione civile: passa dalle 10-12 ore dopo nel 1980, a 3 ore dopo in Umbria, a 30 minuti do
po in Molise, a tre minuti in Abruzzo (quando è scattata l'allerta
L'ANALISI. La fa Stefano Ventura dell'Osservatorio: «I singoli terremoti hanno avuto caratteristiche profondamente diverse tra loro. I disastri verificatisi in Irpinia non sono paragonabili a quelli del Molise. L'Umbria e le Marche scelsero la tutela del patrimonio storico, artistico e urbanistico come stella polare, il terremoto in Abruzzo ha colpito una città capoluogo come non avveniva dal terremoto di Messina. Si può vedere», aggiunge Ventura, «come la ricostruzione in Campania e Basilicata abbia costituito il banco di prova maggiore di quello che negli anni Ottanta fu definito il partito unico della spesa pubblica, fautore della cosiddetta economia delle catastrofi. Arrivando ai terremoti più vicini, ci accorgiamo di come nelle gestioni delle ricostruzioni in Umbria e Marche e in Abruzzo ci sia stato un capovolgimento quasi totale di paradigma, passando da una delega pressoché totale alle Regioni e ai Comuni nel 1997 a una gestione affidata al commissariato guidato dal capo dipartimento Bertolaso».
IL PROGETTO CASE. Ventura spiega che «la scelta compiuta in Abruzzo di saltare completamente la fase degli insediamenti provvisori, passando dalle tende agli alloggi del Progetto Case, testimonia un progetto ben preciso che la Protezione Civile, la presidenza del Consiglio e la fondazione Eucentre avevano già predisposto, visto che fu presentato all'opinione pubblica già il 23 aprile 2009. La concentrazione di ingenti risorse finanziarie (circa 790 milioni) per ospitare tra i 15mila e i 20 mila senzatetto è stata una scelta troppo onerosa per le risorse pubbliche».
di Roberto Raschiatore
18 ottobre 2010

Pubblicato il 18/10/2010 alle 22.25 nella rubrica Diario.

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